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Google e l’intelligenza artificiale nel travel: nuove funzionalità, nuove sfide per l’hotellerie

Lo scorso 27 marzo, Google ha annunciato una serie di nuove funzionalità legate al mondo del viaggio, integrate nei suoi principali strumenti: Search, Maps e Gemini AI.
L’obiettivo? Rendere la pianificazione delle vacanze più intuitiva, automatizzata e – ovviamente – ancora più dentro l’ecosistema Google.

Tra le novità principali:

  • Itinerari di viaggio personalizzati generati con AI Overview, salvabili su Google Maps come liste.
  • Tracking globale dei prezzi degli hotel, con notifiche quando le tariffe cambiano.
  • Una funzione inedita in Google Maps che riconosce i luoghi salvati tramite screenshot (grazie a Gemini AI) e li organizza automaticamente.
  • Estensione della funzione Gems, che consente di creare assistenti AI personalizzati per pianificare attività specifiche.

Il viaggio come categoria chiave per Google (e per l’AI)

Non è un caso che il settore travel sia una delle verticali più strategiche per Google: le ricerche legate a voli, hotel e itinerari sono altamente monetizzabili.
Le nuove funzionalità mirano ad anticipare l’interesse del viaggiatore, spostando l’interazione su query più “esplorative” che transazionali (es: “Itinerari panoramici in Toscana” vs “Hotel economici a Firenze”).
Un cambiamento di paradigma che aumenta la profondità delle ricerche e apre spazi pubblicitari più ricchi.

Cresce la concorrenza dell’AI generativa

Il panorama, però, è in fermento.
ChatGPT, Perplexity e altre piattaforme AI stanno evolvendo da motori conversazionali a veri e propri strumenti per la pianificazione di viaggio.
Perplexity, ad esempio, ha già stretto partnership con TripAdvisor e Selfbook, e ha lanciato un sistema di prenotazione hotel, con progetti in arrivo su voli e noleggi auto.

E le OTA? Pronte alla contromossa

Le grandi Online Travel Agencies (Booking.com, Expedia Group, ecc.) non stanno a guardare.
Stanno investendo in proprie soluzioni AI, con il vantaggio competitivo dei dati proprietari sui viaggiatori e programmi fedeltà ben strutturati.
L’obiettivo è chiaro: mantenere la relazione con il cliente finale e non farsi disintermediare da soluzioni esterne, AI o meno.

Cosa significa tutto questo per gli albergatori?

L’innovazione di Google e l’ingresso sempre più massiccio dell’AI nel mondo travel impongono alcune riflessioni importanti:

  • Il controllo del percorso di acquisto del cliente è sempre più frammentato: il viaggio inizia su una chat, su una mappa, o dentro una schermata AI.
  • L’albergatore rischia di essere ancora più distante dal cliente finale se non trova il modo di farsi trovare, dialogare e distinguere.
  • Le scelte di visibilità online non possono più basarsi solo su canali tradizionali o su logiche SEO/Ads statiche. Serve una strategia dinamica, data-driven, integrata.

Il settore alberghiero italiano deve affrontare una nuova sfida: non quella dell’AI in sé, ma quella dell’intermediazione tecnologica invisibile, sempre più intelligente e conversazionale.
La partita si gioca ora, tra chi saprà integrarsi in questi nuovi ecosistemi e chi ne resterà tagliato fuori.

Chi gestisce un hotel non può più ignorare che l’esperienza del cliente inizia (e spesso finisce) in una conversazione con un’intelligenza artificiale.
E questa AI, ormai, non lavora per l’hotel. Lavora per chi controlla la domanda.

Fonte: Benzinga“Google’s New AI Travel Features Could Drive Major Growth In Search Volume”

Traduzione supportata da AI